Autori
Di Cecilia Cellai, Mariella Bucciarelli
Settore Sviluppo Sostenibile - Tecnostruttura
La Raccomandazione sulle politiche economiche dell'Italia per il 2013
Autori
Di Cecilia Cellai, Mariella Bucciarelli
Settore Sviluppo Sostenibile - Tecnostruttura
Ogni anno la Commissione europea elabora per ciascuno Stato membro le Raccomandazioni sulle politiche economiche degli Stati membri, da sottoporre all'approvazione del Consiglio europeo: un documento in cui esamina la situazione economica del Paese, analizza i problemi specifici che lo Stato membro deve affrontare e raccomanda i provvedimenti da adottare a livello nazionale.
Il 29 maggio 2013 la Commissione europea ha presentato le Raccomandazioni specifiche per Paese (Country Specific Recommendations - CSR), la cui adozione definitiva è avvenuta in occasione del Consiglio europeo di giugno 2013 (1). Le Raccomandazioni attengono alla rispondenza delle politiche economiche degli Stati membri agli indirizzi di massima elaborati dal Consiglio (art.121 TFUE) e agli orientamenti specifici cui attenersi in materia di occupazione (art.148 TFUE). Esse contengono l’analisi dell’Unione europea sulle riforme adottate nell’anno precedente di cui ogni Stato membro dà conto nel Programma nazionale di Riforma (PNR) e forniscono le indicazioni sulle quali impostare il PNR per l’anno successivo.
Il PNR rappresenta un momento chiave nel coordinamento tra le politiche dell'Unione e le politiche nazionali. Nello specifico caso del nostro Paese il peso che il giudizio sul PNR può avere nel dibattito politico è andato sempre più crescendo: questo perché la qualità delle riforme italiane ha grande rilevanza ai fini del rilancio della crescita in Italia, specialmente nella attuale fase per l'economia nazionale, e, di conseguenza, anche ai fini della stabilità economica e finanziaria dell'Unione economica e monetaria.
Glossario
Dal 2011, con il passaggio dalla strategia di Lisbona a Europa 2020 e l'istituzione del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, il PNR, ai sensi della Legge 7 aprile 2011 n. 39, è confluito nel Documento di Economia e Finanza - DEF e ne costituisce la sezione III. A seguito della confluenza del PNR nel DEF la redazione del PNR è curata dal dipartimento del Tesoro, d'intesa con il dipartimento delle Politiche europee.
Il Programma Nazionale di riforma (PNR) è il documento che definisce annualmente gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla Strategia Europa 2020. Si tratta di un documento che ciascuno Stato membro presenta alla CE con cadenza annuale (nel mese di aprile) nel cui ambito sono indicati: lo stato di avanzamento delle riforme avviate, con indicazione dell'eventuale scostamento tra i risultati previsti e quelli conseguiti; gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività; le priorità del Paese, con le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nel Programma di stabilità; i prevedibili effetti delle riforme proposte in termini di crescita dell'economia, di rafforzamento della competitività del sistema economico e di aumento dell'occupazione.
Fonte: Dipartimento Politiche Europee http://www.politicheeuropee.it/attivita/17522/programma-nazionale-di-riforma
Di seguito riportiamo alcune tappe fondamentali che conducono ad una lettura contestualizzata delle Raccomandazioni sulle politiche economiche degli Stati membri (Raccomandazioni 2013). Sulla scorta dell’analisi annuale della crescita di fine anno 2012, che ha segnato l’inizio del Semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche per l’anno entrante, il 14 marzo 2013 il Consiglio europeo ha approvato le priorità per garantire la stabilità finanziaria, il risanamento di bilancio e le azioni a favore della crescita per l’Unione e la zona euro, evidenziando la necessità di:
• portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita;
• ripristinare le normali condizioni per l’erogazione di prestiti all’economia;
• promuovere la crescita e la competitività;
• contrastare la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi;
• modernizzare la pubblica amministrazione.
A queste indicazioni hanno fatto seguito i risultati dell’analisi specifica per l’Italia, pubblicati il 10 aprile 2013, contenenti un esame approfondito sugli squilibri macroeconomici che continuano a permanere nella perdita di competitività esterna e nel debito pubblico elevato, perdurando una debolezza nella crescita economica.
Nel contempo l’Italia ha presentato all’interno del Documento di Economia e Finanza 2013 (DEF) il PNR 2013 e il Programma di Stabilità per il periodo 2012-2017 e il 28 aprile 2013 il governo, appena insediato, ha presentato il programma di lavoro con l’agenda delle riforme programmate per rafforzare la sostenibilità di bilancio e stimolare la crescita.
Nell’ambito del Consiglio europeo di fine giugno, con le Raccomandazioni sulle politiche economiche degli Stati membri – la cui adozione rappresenta l'atto conclusivo del Semestre europeo - la Commissione ha preso atto delle riforme proposte a livello nazionale ed ha fornito la propria valutazione su quelle da adottare in Italia. Ha considerato la piena attuazione delle riforme ancora problematica, prefigurando in primo luogo che per alcune misure manchino ancora l’approvazione o le disposizioni attuative; in secondo luogo, che esista il rischio per i diversi livelli amministrativi di non dare seguito uniforme alla applicazione concreta delle stesse. Le Raccomandazioni 2013 erano uscite però in contemporanea alla Raccomandazione di decisione del Consiglio europeo di chiusura della procedura per deficit eccessivo dell'Italia (abrogazione della decisione 2010/286/UE sull’esistenza di un disavanzo eccessivo in Italia), decisione adottata dalla Commissione europea sulla base della dichiarazione ufficiale resa dal governo italiano il 17 maggio 2013, volta a confermare gli impegni assunti con il Programma di stabilità 2013 e ad annunciare nuove misure da adottare nel pieno rispetto degli obiettivi di bilancio.
Questo importante segno di fiducia rispetto al percorso italiano è stato seguito dal riconoscimento espresso dalla Commissione europea nel settembre 2012 circa la validità dell’impianto generale del processo di riforme messo in atto e delle misure programmate per lo sviluppo del Paese. Infatti, col giudizio dato sui PNR presentati dagli stati membri, ha valutato il PNR italiano “un ottimo esempio, dato che consta di una struttura completa e operativa relativa all’impatto delle riforme pianificate o in atto, includendo informazioni dettagliate sulla metodologia usata, sulle variabili d’impatto ed economiche usate; inoltre riporta una descrizione dei principali risultati quantitativi non solo riconducibili al gruppo di riforme appartenenti ad una medesima area di intervento, ma anche all’effetto combinato atteso rispetto a tutto il complesso di riforme strutturali” (2).
Glossario
Dal 2011, con il passaggio dalla strategia di Lisbona a Europa 2020 e l'istituzione del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, il PNR, ai sensi della Legge 7 aprile 2011 n. 39, è confluito nel Documento di Economia e Finanza - DEF e ne costituisce la sezione III. A seguito della confluenza del PNR nel DEF la redazione del PNR è curata dal dipartimento del Tesoro, d'intesa con il dipartimento delle Politiche europee.
Il Programma Nazionale di riforma (PNR) è il documento che definisce annualmente gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla Strategia Europa 2020. Si tratta di un documento che ciascuno Stato membro presenta alla CE con cadenza annuale (nel mese di aprile) nel cui ambito sono indicati: lo stato di avanzamento delle riforme avviate, con indicazione dell'eventuale scostamento tra i risultati previsti e quelli conseguiti; gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività; le priorità del Paese, con le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nel Programma di stabilità; i prevedibili effetti delle riforme proposte in termini di crescita dell'economia, di rafforzamento della competitività del sistema economico e di aumento dell'occupazione.
Fonte: Dipartimento Politiche Europee http://www.politicheeuropee.it/attivita/17522/programma-nazionale-di-riforma
Il Semestre europeo - introdotto nel 2010 - costituisce l'occasione in cui ogni anno le politiche strutturali, macroeconomiche e di bilancio degli Stati membri vengono coordinate (cosiddetta, governance economica), in un'ottica di stabilità e convergenza, nonché per il conseguimento degli obiettivi posti dalla Strategia Europa 2020. Le tappe fondamentali del semestre europeo sono:
• Fine anno - la Commissione presenta l'analisi annuale della crescita, con cui individua le possibili priorità della UE per l'anno successivo per promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro.
• Marzo - preso atto dell'analisi annuale della crescita, il Consiglio europeo definisce gli orientamenti della UE per le politiche nazionali.
• Aprile - gli Stati membri presentano i loro programmi di stabilità o convergenza e i programmi con le riforme e misure che intendono adottare per conseguire una crescita intelligente, sostenibile e solidale (Programmi nazionali di riforma).
• Giugno - la Commissione valuta tali programmi e individua delle "raccomandazioni" - rivolte a ciascun paese - per una miglior efficacia e finalizzazione delle misure e delle riforme previste nei Programmi nazionali di riforma. Le Raccomandazioni sono quindi oggetto di discussione in ambito del Consiglio (nelle diverse formazioni "Affari generali", "Economia e finanza", "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori") e quindi approvate dal Consiglio europeo.
• Entro inizio luglio - le raccomandazioni rivolte ai singoli Paesi vengono adottate formalmente.
A tutt’oggi governo, Regioni e Province autonome italiane sono impegnati nel processo di negoziato con la Commissione europea in merito alla programmazione dei Fondi strutturali e di investimento europei (SIE) del Quadro strategico comune (QSC) per il periodo 2014-2020.
Il contesto entro il quale le istituzioni italiane si stanno muovendo è imperniato, dunque, sulla analisi della coerenza dei documenti strategici e programmatici nazionali con le raccomandazioni specifiche del Consiglio, il pacchetto legislativo relativo alla Politica di Coesione (ancora in bozza al momento in cui si scrive ndr), in concordanza e attuazione con la Strategia Europa 2020.
Nelle Raccomandazioni 2013 viene specificamente puntualizzata la necessità di adottare misure strutturali in relazione ai fondi SIE, in maniera da migliorarne la gestione soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno in vista del periodo di programmazione 2014-2020.
Una delle sfide maggiori su cui è chiamata ad intervenire l’Italia risiede nel miglioramento e rafforzamento della capacità amministrativa. Pertanto al Paese è stato richiesto di fronteggiare ulteriormente quelle che vengono indicate come debolezze nell’efficienza della pubblica amministrazione in termini di norme e procedure, qualità della governance e capacità amministrativa; ciò soprattutto per evitare di vanificare il lavoro finora svolto dal Paese, riportando ripercussioni sull’attuazione delle riforme e sul contesto in cui operano le imprese.
In più occasioni rispetto alle decisioni strategiche – quindi rispetto anche a questo ultimo specifico tema - gli organi di governo hanno risposto affermando che i fondi SIE saranno chiamati a svolgere un ruolo decisivo e propulsivo per alimentare un percorso di crescita e di rafforzamento del Paese, e dovranno affiancare le politiche ordinarie con interventi volti allo sviluppo.
Glossario
Nel giugno 2010 il Consiglio europeo ha adottato la Strategia Europa 2020 al fine di stimolare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. La strategia individua gli obiettivi principali della UE per la ricerca e l'innovazione, il cambiamento climatico e l'energia, l'occupazione, l'istruzione e la riduzione della povertà per il 2020, che debbono tradursi in obiettivi nazionali. Gli orientamenti integrati Europa 2020 e sette iniziative quadro delineano in modo preciso il percorso verso una crescita sostenibile e in grado di creare nuovi posti di lavoro.
La strategia s'impernia su cinque obiettivi riguardanti l'occupazione, la ricerca, l'istruzione, la riduzione della povertà e i cambiamenti climatici/l'energia.
Perché la strategia Europa 2020 dia i frutti sperati, è stato istituito un forte ed efficace sistema di governo dell'economia per coordinare le azioni a livello UE e a livello nazionale.
I 5 obiettivi (Target) che la UE è chiamata a raggiungere entro il 2020 sono:
1. Occupazione: innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni);
2. R&S: aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL dell'UE ;
3. Cambiamenti climatici e sostenibilità energetica: riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990; 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili; aumento del 20% dell'efficienza energetica
4. Istruzione: Riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10% ; aumento al 40% dei 30-34enni con un'istruzione universitaria;
5. Lotta alla povertà e all'emarginazione: almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno.
Insieme di disposizioni che fornisce a tutti gli Stati membri gli “orientamenti strategici per agevolare il processo di programmazione e il coordinamento settoriale e territoriale degli interventi dell’Unione nel quadro dei fondi SIE con altre politiche e strumenti pertinenti dell'Unione”.
Il Quadro strategico Comune è contenuto nell’allegato I del Regolamento (UE) 1303/2013.
Fonte: Artt. 10, 11, 12 e Allegato I del Regolamento (UE) 1303/2013 recante Disposizioni comuni sui Fondi SIE
Per fondi SIE s’intendono sia i fondi che forniscono sostegno nell'ambito della politica di coesione, cioè il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione (FC), sia i Fondi per lo sviluppo rurale e per il settore marittimo e della pesca, rispettivamente il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Il FESR e il FSE insieme costruiscono i “fondi strutturali”.
Fonte: Considerando 2 e art. 1 del Regolamento (UE) 1303/2013 recante Disposizioni comuni sui Fondi SIE
Nelle premesse delle Raccomandazioni 2013 la Commissione fa riferimento allo scenario macroeconomico sul quale si fondano le proiezioni di bilancio del governo, possibile dal 2015 in poi, a patto che venga data piena attuazione alle riforme strutturali adottate, dichiarate nei PNR annuali. La lettura delle Raccomandazioni 2013, specie se messe a confronto con le raccomandazioni degli anni precedenti, permette di individuare su quali temi l’Italia abbia perseguito dei risultati e su quali ancora sia necessario insistere per superare delle “strozzature” di percorso verso uno sviluppo economico sociale e sostenibile. Quest’anno le Raccomandazioni contengono sei moniti (CSR) corrispondenti a specifici macrotemi in riferimento ai provvedimenti strategici che si auspica l’Italia adotti:
CSR 1) finanza pubblica e spending review. Dato l’impegno e lo sforzo operato dall’Italia per chiudere la procedura di infrazione per i disavanzi eccessivi, ora è indispensabile proseguire verso questo risanamento: è necessario ottenere un risanamento di bilancio favorevole alla crescita in modo da conseguire e mantenere l'obiettivo a medio termine entro il 2014, anche accompagnando tali sforzi con un costante intervento per migliorare l’efficienza e la qualità della spesa pubblica a tutti i livelli di governo.
CSR 2) riforme della pubblica amministrazione e capacità amministrativa. Affinché le riforme operate su più livelli abbiano effetto, è necessario che l’Italia ne garantisca l’attuazione migliorando la capacità amministrativa del paese, in particolare nei seguenti settori: sistema giudiziario, gestione dei fondi SIE, semplificazione amministrativa, lotta alla corruzione.
CSR 3) riforma del settore bancario. L’Italia dovrebbe migliorare la redditività e l’efficienza del settore bancario, migliorando l’accesso al credito e a strumenti diversi da quelli bancari per favorire l’innovazione e la crescita delle imprese.
CSR 4) interventi sul mercato del lavoro. Sono necessarie azioni mirate per migliorare la situazione attuale del Paese per l’occupazione, specie per i giovani e le donne; le riforme andrebbero attuate con decisione tenendo conto i principi dell’equità sociale e il miglioramento del sistema previdenziale; i sistemi dell’istruzione professionalizzante e della formazione professionale dovranno essere potenziati, resi più efficienti i servizi pubblici per l'impiego e quelli di orientamento e consulenza per gli studenti del ciclo terziario; va contrastato l’abbandono scolastico, migliorando anche la qualità dei percorsi e dei risultati scolastici e offrendo percorsi professionalizzanti e di carriera per gli insegnanti; permane la lotta alla povertà.
CSR 5) revisione del sistema fiscale. Per favorire la crescita economica e la competitività è necessario ridurre la pressione fiscale sul lavoro e i capitali trasferendone il carico su consumi, beni immobili e ambiente; nel contempo è indispensabile aumentare la lotta all’evasione affrontando il problema dell’economia sommersa e del lavoro nero.
CSR 6) apertura del mercato nel settore dei servizi e industrie di rete. Già sono state operate importanti misure in tal senso, ma andrebbero incoraggiati ulteriormente: la riforma delle professioni, la concorrenza nei servizi professionali e i servizi pubblici locali, l’accesso ai mercati delle industrie di rete e le infrastrutture. Nello specifico andrebbe esteso il ricorso agli appalti pubblici (in luogo delle concessioni dirette) e andrebbero costituite o attivate le Autorità di regolamentazione proposte per alcuni servizi (Garante della concorrenza e Autority dei trasporti). Rispetto alla capacità infrastrutturale – da potenziare specie nelle regioni del Sud Italia -, è considerato strategico dare attuazione alla Strategia Energetica Nazionale (SEN 2013), migliorare la capacità infrastrutturale nei settori del gas, delle telecomunicazioni, della banda larga ad alta velocità, dei trasporti – con particolare riguardo alla intermodalità.
Come si comprenderà, ci sono materie a valenza trasversale (spending review, capacità amministrativa, accesso al credito, promozione dell’imprenditoria di rete, per fare alcuni esempi) e materie oggetto di competenza specifica. Rispetto ad alcuni temi, poi, si evidenzia come le Raccomandazioni 2013 siano entrate nel particolare fino ad indicare misure considerate elementi strategici per risolvere nodi strutturali o fino ad incoraggiare la prosecuzione delle strategie/misure già intraprese.
A differenza degli anni precedenti, nelle Raccomandazioni 2013 gli organismi europei hanno inteso distinguere gli interventi di assestamento dei bilanci pubblici da quelli di efficienza e semplificazione amministrativa, dedicando una specifica raccomandazione per ciascun tema. In particolare, nella CSR2 – dedicata alla capacità amministrativa - viene riportato un monito generale per dare attuazione tempestiva alle riforme in atto, con tutti gli strumenti possibili e a tutti i livelli amministrativi e di interesse. Entra poi nello specifico e indica le diverse possibili misure da realizzare per perseguire il rafforzamento dell’efficienza di governo: potenziare l’efficienza della pubblica amministrazione e migliorare il coordinamento fra i livelli amministrativi; semplificare il quadro amministrativo e normativo per i cittadini e le imprese, abbreviare la durata dei procedimenti civili e ridurre l’alto livello di contenzioso civile, anche promuovendo il ricorso a procedure extragiudiziali di risoluzione delle controversie; potenziare il quadro giuridico relativo alla repressione della corruzione, anche rivedendo la disciplina dei termini di prescrizione; adottare misure strutturali per migliorare la gestione dei fondi della UE nelle regioni del Mezzogiorno in vista del periodo di programmazione 2014-2020.
Già nelle Raccomandazioni 2012 destinate alla stesura del precedente PNR (2013) era stata evidenziata la necessità di rafforzare il contributo della pubblica amministrazione allo sviluppo economico e sociale del Paese e di migliorare la performance della PA, prevedendo interventi di semplificazione amministrativa, prevenzione della corruzione, aumento della trasparenza e miglioramento dei risultati e della qualità dei servizi pubblici.
Accanto al contributo nazionale, nel PNR 2013 le Regioni e Province autonome avevano dato puntualmente conto degli specifici e copiosi interventi di riforma mirati alla semplificazione amministrativa, ai processi di spending review e a svariate tipologie di misure destinate al rafforzamento della capacità amministrativa. Anche nei documenti nazionali relativi all’impostazione della nuova programmazione si ritrovano elementi strutturali di rafforzamento del sistema amministrativo nel suo complesso: si prevedono interventi sia di rafforzamento della governance e della capacità delle istituzioni coinvolte nella gestione dei fondi europei, sia di supporto diretto al conseguimento dei risultati attesi.
In allegato viene riportata una analisi della Raccomandazione 2013, resa con una tavola sinottica per favorirne la lettura schematica e prendere visione dei diversi settori nei quali l’Unione europea raccomanda all’Italia di intervenire per migliorare le prestazioni economiche del Paese. Questa tavola contiene ognuna delle sei CSR collegata alle parti di testo che indicano il contesto di riferimento. Per ciascuna raccomandazione sono state poi evidenziati i contenuti o le materie obiettivo e, dove al momento richiamati come esemplari, alcuni interventi specifici. A completamento della lettura delle Raccomandazioni 2013 appare utile riportare che le istituzioni nazionali e regionali dovranno dare conto del quadro delle riforme attuate nell’anno 2013 all’interno del Programma nazionale di riforma 2014. All’interno di questo documento verranno riportate le misure di intervento programmatorio, normativo ed amministrativo relative all’anno 2013 in risposta puntuale alle indicazioni espresse dalla Commissione europea nelle CSR; oltre ad esse, le istituzioni nazionali e regionali renderanno pubbliche in un quadro congiunto anche le misure di riforma indicate dall’Unione europea per il conseguimento della Strategia Europa 2020, in risposta agli specifici target individuati, quali 1) Tasso di occupazione, 2) Ricerca e innovazione, 3) Emissioni di gas serra, 4) Fonti rinnovabili, 5) Efficienza energetica, 6) Abbandoni scolastici, 7) Istruzione universitaria, 8) Contrasto alla povertà.
Glossario
Nel giugno 2010 il Consiglio europeo ha adottato la Strategia Europa 2020 al fine di stimolare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. La strategia individua gli obiettivi principali della UE per la ricerca e l'innovazione, il cambiamento climatico e l'energia, l'occupazione, l'istruzione e la riduzione della povertà per il 2020, che debbono tradursi in obiettivi nazionali. Gli orientamenti integrati Europa 2020 e sette iniziative quadro delineano in modo preciso il percorso verso una crescita sostenibile e in grado di creare nuovi posti di lavoro.
La strategia s'impernia su cinque obiettivi riguardanti l'occupazione, la ricerca, l'istruzione, la riduzione della povertà e i cambiamenti climatici/l'energia.
Perché la strategia Europa 2020 dia i frutti sperati, è stato istituito un forte ed efficace sistema di governo dell'economia per coordinare le azioni a livello UE e a livello nazionale.
I 5 obiettivi (Target) che la UE è chiamata a raggiungere entro il 2020 sono:
1. Occupazione: innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni);
2. R&S: aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL dell'UE ;
3. Cambiamenti climatici e sostenibilità energetica: riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990; 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili; aumento del 20% dell'efficienza energetica
4. Istruzione: Riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10% ; aumento al 40% dei 30-34enni con un'istruzione universitaria;
5. Lotta alla povertà e all'emarginazione: almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno.
Dal 2011, con il passaggio dalla strategia di Lisbona a Europa 2020 e l'istituzione del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, il PNR, ai sensi della Legge 7 aprile 2011 n. 39, è confluito nel Documento di Economia e Finanza - DEF e ne costituisce la sezione III. A seguito della confluenza del PNR nel DEF la redazione del PNR è curata dal dipartimento del Tesoro, d'intesa con il dipartimento delle Politiche europee.
Il Programma Nazionale di riforma (PNR) è il documento che definisce annualmente gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla Strategia Europa 2020. Si tratta di un documento che ciascuno Stato membro presenta alla CE con cadenza annuale (nel mese di aprile) nel cui ambito sono indicati: lo stato di avanzamento delle riforme avviate, con indicazione dell'eventuale scostamento tra i risultati previsti e quelli conseguiti; gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività; le priorità del Paese, con le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nel Programma di stabilità; i prevedibili effetti delle riforme proposte in termini di crescita dell'economia, di rafforzamento della competitività del sistema economico e di aumento dell'occupazione.
Fonte: Dipartimento Politiche Europee http://www.politicheeuropee.it/attivita/17522/programma-nazionale-di-riforma
Per fondi SIE s’intendono sia i fondi che forniscono sostegno nell'ambito della politica di coesione, cioè il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione (FC), sia i Fondi per lo sviluppo rurale e per il settore marittimo e della pesca, rispettivamente il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Il FESR e il FSE insieme costruiscono i “fondi strutturali”.
Fonte: Considerando 2 e art. 1 del Regolamento (UE) 1303/2013 recante Disposizioni comuni sui Fondi SIE